La segnaletica stradale di Clet Abraham

Come un cartello stradale può diventare un’opera d’arte.

Camminavo distrattamente per una via di Firenze, percorrendola in automatico come già avevo fatto decine di volte, quando qualcosa ha risvegliato la mia attenzione: sembrava un banale cartello di segnaletica stradale, un divieto d’accesso, ma la banda orizzontale bianca su campo rosso sembrava tenuta saldamente da un omino nero, leggermente piegato, pronto a portarsela via. Non sapevo se si trattasse di uno scherzo o altro, però mi ha strappato un sorriso. Ho ripreso la mia camminata, questa volta un po’ più attenta al paesaggio e dopo altri cartelli “normali” ne ho trovato un altro “speciale”: un divieto di transito dal cui bordo rosso su campo bianco, faceva capolino un omino nero, come se si stesse guardando intorno prima di passare, sfidando la proibizione. Non ho dovuto andare lontano per trovare uno statuario David di Michelangelo con la barra orizzontale del divieto di accesso sotto braccio. Andando oltre una corda verde sembrava voler strappare la barra obliqua di un divieto di sosta; la sagoma nera di una fanciulla pattinava leggera e beffarda sulla banda bianca di un divieto di accesso; la freccia bianca su campo azzurro posta in verticale di un senso obbligato era diventata un angelo per la semplice aggiunta di un’aureola, mentre quella dell’obbligo di svolta a sinistra aveva trapassato un cuore vermiglio. Un vigile urbano è piegato sulla barra bianca di un divieto di accesso sbaciucchiandola con tanto di cuoricini mentre poco oltre un rockettaro ne ha crepata una sbattendoci contro la chitarra ed oltre ancora un falegname la sta segando. Ora quella barra è diventata una gogna che tiene prigioniero un omino inginocchiato, poi un paio di forbici si preparano a tagliarla. Una mano ne ha stretta una accartocciandola; altrove un omino cerca di occultarla passandoci sopra la pittura dello stesso colore dello sfondo.foto cartello stradale modificato da Clet AbrahamLa mia passeggiata distratta era diventata una caccia al tesoro, con tutto l’entusiasmo della scoperta di un nuovo “cartello speciale” ed un pizzico di delusione quando ne trovavo uno “normale”; alcuni “speciali” si ripetevano di tanto in tanto. Avevano tutti un messaggio: un senso di ostilità contro la barra del divieto che viene portata via, rotta o sfidata. Solo la sagoma di un vigile urbano le manifesta affetto mentre perfino quella di un uccello nero ci defeca sopra. Sembrava una dichiarata sfida al potere, proposta con ironia e vena artistica.foto cartello stradale modificato da Clet AbrahamPer la prima volta l’ingombrante presenza dei numerosi cartelli stradali non era stata fastidiosa ma stimolante: era affascinante vedere quante scene diverse potessero crearsi dallo stesso cartello di divieto.
Qualche tempo dopo, in giro per Napoli, ho visto la freccia bianca di un senso obbligato diventare la lisca di un pesce e la banda bianca su campo rosso di un divieto d’accesso diventare il parabrezza di un’auto, con un omino al volante sulla destra e al centro la sagoma di uno specchietto retrovisore; un’altra era attraversata dalle sbarre verticali di una prigione dalla quale si affaccia un omino desideroso di evadere; su un’altra si è accasciato un omino manganellato da un poliziotto. L’autore era senza dubbio lo stesso di Firenze e così ho scoperto Clet Abraham, un artista francese da anni trapiantato in Italia. Sul web si trovano numerosi filmati in cui egli si lascia intervistare e riprendere da chiunque, disponibile ed alla mano, agile arrampicatore di cartelli che modifica applicando un adesivo rimovibile da lui disegnato. Non vuole distruggere, né rovinare, né togliere le funzioni del cartello, che resta ben leggibile anche dopo il suo intervento.foto cartello stradale modificato da Clet AbrahamSiamo sempre più invasi dalla segnaletica. Lo spazio urbano fornisce una quantità di messaggi basilari ed unilaterali, certamente utili ma per me senza personalità”, afferma in un’intervista; vuole dare una risposta attraverso l’umorismo, un messaggio di libertà contro l’imposizione e quindi di maggior consapevolezza di sé, sviluppando il senso di responsabilità e partecipazione della collettività: è una ricerca di equilibrio tra il bisogno di regole e l’espressione di umanità.
Cerca visibilità ed un confronto aperto attraverso la semplicità e l’immediatezza, esprime la propria originalità senza paura di non essere compreso: “L’arte è reinvenzione, rimessa in discussione costante e quindi ha bisogno di spazi liberi, spazi aperti; per questo l’arte in Italia, e forse nel mondo, sarà su un vicolo…”. La street art è espressione d’arte contemporanea diretta e contestata: Keith Haring disegnava sui muri della metropolitana e della città di New York e per questo divenne rapidamente familiare ai pendolari, che spesso si fermavano a parlare con lui, ma fu più volte arrestato per aver “imbrattato” o addirittura “deturpato” pannelli e pareti; solo successivamente la sua arte è stata riconosciuta a livello mondiale e su di lui vengono allestite mostre nei musei.
Nello stesso modo Clet Abraham è stato sanzionato per aver violato l’articolo 15 del codice della strada con “l’imbrattamento della segnaletica stradale”, ma è stato invitato dal comune di Calenzano (FI) per inaugurare una nuova strada e per parlare di “Design di strada” di fronte agli studenti del polo universitario Design Campus; inoltre è stato invitato dal comune di Incisa Val d’Arno (FI) per rendere artistici un centinaio di cartelli e per tenere una lezione ai giovani sull’importanza della segnaletica stradale. Molte sue operare sono state viste a Firenze, Roma, Napoli, Sassari, Bologna, Milano, Torino, Genova, Prato, Collescipoli (TR), Figline Valdarno (FI) e chissà dove ancora: in alcuni casi la sua arte è stata riconosciuta ed ufficializzata, in molti altri i “suoi cartelli” sono stati rimossi. Clet, però, non si arrende e prosegue instancabile il suo lavoro. Porta con sé un taccuino sul quale annota tutte le sue idee: alcune le realizza, sviluppandole in un file che poi stampa ottenendo gli adesivi con cui modifica i cartelli, altre le accantona. Clet viaggia, diffondendo la sua arte anche al di fuori dei confini italiani: a Parigi, ad esempio, ha avuto recentemente importanti riconoscimenti.
Forse domani, chissà, passerà anche sotto casa mia e trasformerà un banale segnale di divieto in uno scenario nuovo e fantasioso; non so se e quando succederà, né quale sarà la sua prossima meta. Nel frattempo vado in giro tenendo gli occhi ben aperti, a caccia delle tracce del suo passaggio.

Città Firenze, Calenzano (FI), Incisa Val d’Arno (FI), Figline Valdarno (FI), Prato, Roma, Napoli, Sassari, Bologna, Milano, Torino, Genova, Collescipoli (TR)

Regione Toscana, Lazio, Campania, Sardegna, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Liguria, Umbria

Note

Ho trovato di recente opere di Clet Abraham a Firenze e Napoli; guardando sul web si trovano molte altre città nelle quali l’artista è passando lasciando le sue tracce ma spesso le sue opere sono state rimosse. A Milano, ad esempio, i cartelli intorno al Castello Sforzesco sono stati “ripuliti” o sostituiti; camminando per le strade del centro non sono riuscita a trovarne neppure uno. Trovare le opere di Clet può dimostrarsi una splendida caccia al tesoro! Se anche tu hai visto le sue opere e vuoi condividerlo, raccontamelo in un commento. Grazie!

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