Una medaglia per Ortona (CH)

Situata sulla costa adriatica abruzzese, Ortona ha visto cancellare buona parte del suo patrimonio storico ed artistico sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale: non si è arresa neppure di fronte alla perdita di oltre un migliaio dei suoi figli ma ha saputo rialzarsi dalle polvere delle macerie. Come una moderna fenice adesso si offre allo sguardo ammirato dei suoi visitatori.

20 dicembre 1943. Una linea invisibile divide in due l’Italia: da una parte, a sud, le truppe alleate, sbarcate sei mesi prima e decise a risalire lo stivale per liberarlo dall’occupazione nazista; dall’altra l’esercito tedesco. Quel confine immaginario, chiamato “linea Gustav”, attraversa il cuore dell’antico borgo di Ortona. Le truppe alleate del versante adriatico sono comandate dal generale Montgomery e guidate dal generale Chris Vokes; contano di sfondare rapidamente la difesa nemica, proseguire per Pescara e piegare a ovest su Roma lungo la Tiburtina per dare man forte ai compagni impegnati sul fronte di Cassino. Sono giovani, coraggiosi ed inesperti; tra di loro ci sono numerosi volontari canadesi che hanno mentito sulla propria età per potersi arruolare e sono animati dall’entusiasmo dell’incoscienza. Hanno dalla loro la forza numerica, una buona organizzazione logistica e gli armamenti.
I Tedeschi sono numericamente inferiori (circa un terzo rispetto agli avversari), ma sono un corpo di élite ben addestrato; sono ben equipaggiati e già veterani, reduci dalle campagne di Norvegia e di Russia; hanno un forte spirito di corpo e sono strategicamente preparati. Studiano il territorio con cartine dettagliate e fanno sopralluoghi per individuare i punti più adatti per imboscate e tranelli. Dopo aver fatto sfollare gli ortonesi, abbattono gli edifici che si affacciano lungo le vie principali da Porta Caldari alla Piazza del Municipio: vogliono guidare l’avanzata dei carri armati e dei soldati nemici su percorsi obbligati, vere e proprie “zone di annientamento” dove hanno preparato le loro trappole mortali. Hanno nascosto mine anticarro ed antiuomo tra le macerie, armato mine a scoppio ritardato e disposto i cecchini sui migliori punti di avvistamento che la città può offrire. Sono arroccati nella parte medievale della città, Terravecchia, compresa tra la zona del castello e della Cattedrale di San Tommaso.foto OrtonaQuando le truppe alleate confluiscono nella Piazza del Municipio, ammassandovisi, è una carneficina: al caos scatenato dall’esplosione di una mina anticarro segue il fuoco incrociato dei cecchini. Quelli appostati sulla torre dell’orologio fanno tiro a segno colpendo gli ufficiali; i soldati canadesi rimasti senza guida cercano riparo tra le vie laterali o al coperto delle case, mentre orribili esplosioni assordanti testimoniano lo scoppio di una mina o di una granata. Cercano di avanzare lo stesso, sfruttando la protezione offerta dalle abitazioni, facendo saltare in aria le pareti che le dividono: passerà alla storia come “tattica del topo”. Frastornati dal rumore della vicina esplosione ed accecati dal polverone sollevatosi, spesso si trovano indifesi contro le pallottole sparate dai nemici che si sono appostati dall’altra parte, in attesa. I combattimenti si spostano negli spazi angusti delle stanze già ingombre di macerie, diventano dei veri e propri corpo a corpo all’arma bianca.
Un cupo fragore testimonia il crollo del campanile e di parte della cupola della Cattedrale di San Tommaso, dove da secoli riposavano le spoglie dell’Apostolo che non ha creduto finché “non ci ha messo il naso”. Esplode anche il Castello Aragonese, ormai abbandonato ed usato come polveriera, e ne sono irrimediabilmente perduti tutta la parte superiore ed il palazzo signorile settecentesco che era dentro le sue mura.foto porto di OrtonaAnche il porto è distrutto, quello stesso porto dal quale circa due mesi prima, la notte tra il 9 ed il 10 settembre 1943, si era imbarcata la famiglia reale dei Savoia per fuggire ai pericoli della guerra e abbandonare l’Italia all’occupazione nazista: sono stati i Tedeschi a farlo saltare per impedire l’attracco delle navi nemiche, rendendo più difficile l’arrivo di approvvigionamenti e di rinforzi.
In una settimana di scontri sanguinosi e snervanti gli Alleati riuscirono a conquistare cinquecento metri di territorio urbano, che costò loro oltre duemilatrecento vite. Ci fu un migliaio di vittime anche tra i civili, colpevoli di non aver voluto abbandonare le loro case quando ancora potevano farlo. Fu un Natale di sangue, segnato dal canto dello stesso inno in due lingue diverse, segnato dalla polvere che sbiadiva e confondeva i colori di uniformi diverse, segnato dai lamenti dei feriti. Fu una settimana di scontri, violenza, morte. Poi arrivò la mattina del 28 dicembre 1943 ed in un silenzio irreale un anziano signore fu visto camminare lentamente e tranquillamente tra le macerie del corso. La battaglia era finita: di notte, silenziosamente, i Tedeschi si erano ritirati portando con sé i feriti. Ortona era praticamente rasa al suolo: il novantacinque percento degli edifici della città era stato reso inagibile, parzialmente o totalmente distrutto. Dalle macerie iniziò la ricostruzione e la città di Ortona fu insignita della medaglia d’oro al valore civile.
Oggi Ortona vanta un bel corso pedonale su cui si affacciano locali e negozietti: è il corso Vittorio Emanuele, cuore pulsante, punto di ritrovo, meta dello “struscio”, luogo dove vengono organizzati mercatini e sfilate.foto Corso Vittorio Emanuele di OrtonaEdifici moderni si alternato a quelli in stile liberty dell’inizio del secolo scorso. Anche la Cattedrale di San Tommaso Apostolo è stata ricostruita, con l’interno barocco e la facciata neoclassicheggiante, ma il portale è ancora quello trecentesco, miracolosamente sopravvissuto alla devastazione del terremoto del XV secolo ed alla distruzione della grande guerra. All’interno, nel busto d’argento custodito nell’urna posta al centro dell’altare della cappella dedicata a San Tommaso, riposano ancora oggi le reliquie dell’Apostolo: erano state portate qui nel 1258 da Leone Acciaiuoli, un comandante navale che le aveva trafugate dall’isola di Chio, nel mar Egeo, presso la quale aveva combattuto e, secondo la leggenda, fu proprio l’Apostolo ad ispirare le azioni del “Pio Leone”. Forse il Santo voleva davvero riposare qui: nonostante il sacco di Ortona del 1565, quando la flotta del pirata saraceno Piyale Pasha razziò la città, e nonostante il caos e la devastazione sin qui narrati, le reliquie sono ancora qui, come se nulla fosse accaduto.
Anche il Castello Aragonese è tornato a nuova vita, dopo un lungo e complesso lavoro di restauro. Ci si può arrivare dopo aver percorso la splendida “Passeggiata orientale”, che offre un panorama spettacolare e romantico sul mare Adriatico e passa accanto ad edifici importanti come Palazzo Farnese.
La pianta trapezoidale, le possenti torri angolari di forma cilindrica e le profonde scarpature delle mura raccontano una storia che va oltre il XV secolo, quando Ortona passò dal dominio degli Angioini a quello degli Aragonesi ed il castello fu rafforzato per renderlo maggiormente resistente a possibili cannonate nemiche. La posizione a strapiombo sul mare, in cima al promontorio chiamato “La Pizzuta”, racconta di avvistamenti, controllo delle rotte marittime e nemici provenienti dal mare.foto interno castello di OrtonaOggi ha un soffice pavimento d’erba attraversato da stradine di mattoni rosa che portano da una torre all’altra; il cielo è il suo tetto. Affacciandosi dalle finestre e dai parapetti si resta rapiti dal senso di pace che trasmette il panorama, con il lento e regolare sciabordio del mare ed il suo profondo azzurro sconfinato. Alle nostre spalle i profili delle case del rione Terravecchia promettono un dedalo di stradine ricco di scorci suggestivi e monumenti dedicati alla memoria dei caduti.
Ortona non ha dimenticato l’orrore della guerra ma ha saputo risorgere dalle sue ceneri ed ora ha nuove storie da raccontare.

Città Ortona

Provincia Chieti

Regione Abruzzo

Coordinate GPS 42°21′20.37″N 14°24′12.94″E

Come arrivare

In auto: da Chieti. Si segue l’autostrada A14 in direzione Bari fino all’uscita Ortona. Da qui seguire le indicazioni per il centro.

In treno: Stazione Ferroviaria di Ortona.

In autobus: L’Abruzzo è servito dalla Sangritana. Per orari e tariffe si faccia riferimento al sito: http://www.sangritana.it/Orari-regionali/107-1.html

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