La Battaglia di Tornavento (VA)

Ogni anno, l’ultima domenica di giugno, nei pressi di Tornavento, nel Centro Parco Ex Dogana Austroungarica di Lonate Pozzolo, oggi Centro Parco del Ticino, la confraternita culturale “Cavalieri del Fiume Azzurro” mette in scena la battaglia che qui si svolse il 22 giugno 1636, un sanguinoso capitolo della Guerra dei trent’anni.

Era già iniziato il 22 giugno 1636; non era ancora l’alba ma già si preannunciava una domenica afosa. Nella brughiera un silenzio innaturale precedeva lo scalpiccio di migliaia di passi, degli zoccoli dei cavalli e delle ruote che trascinavano faticosamente cinque pesanti pezzi d’ artiglieria. Poi un colpo di cannone assordante tuonò contro le linee nemiche: era iniziata la battaglia di Tornavento. Da una parte le truppe francesi, comandate dal Maresciallo di Créquy, erano asserragliate lungo le linee del fosso del Panperduto e della Cerca, protette da fossati, avvallamenti naturali e trincee scavate appositamente il giorno prima; dall’altra le truppe spagnole, guidate dal valoroso Marchese di Leganés, erano finalmente giunte a scacciare gli invasori.
foto battaglia di Tornavento: un soldato spagnolo ricarica un cannoneIl lento ma costante cannoneggiamento spagnolo costrinse gli avamposti nemici ad arretrare mentre il rullo dei tamburi accompagnava l’avanzata della fanteria. Questa fu arrestata dall’urto della cavalleria francese, spinta dal suono dei corni di guerra. Poi gruppi di picchieri, armati di alabarde lunghe tre metri, si fece loro incontro. Nuvole di fumo acre seguivano i colpi dei moschetti, che sparavano proiettili sferici di piombo, del diametro di due centimetri, con mira imprecisa per via della canna liscia delle armi. Sul terreno impastato di polvere e sangue, tra piccoli crateri e corpi rimasti a terra, continuava un combattimento feroce corpo a corpo nell’afosa calura estiva. I gemiti dei feriti erano sovrastati da urla rabbiose, frasi ingiuriose gridate durante l’assalto con spadoni e coltellacci e dagli spari assordanti che continuavano a seminare morte. La superiorità numerica degli Spagnoli faceva loro aver la meglio nonostante la fatica e lo smarrimento causato dalla morte di uno dei loro più importanti capitani ma, quando sembrava che i Francesi fossero allo stremo, si gettò nella mischia l’avanguardia dell’esercito dei Savoia, guidato da Vittorio Amedeo I in persona. Desideroso di portare la pace nel suo regno ormai prostrato dalla Guerra dei trent’anni ma ingolosito dalla possibilità di ingrandirlo, si era lasciato sedurre dai raggiri del Cardinale Richelieu ed aveva voltato le spalle agli alleati Asburgo e Borboni per favorire la Francia nel suo piano di conquista del nord Italia. Il suo intervento costrinse gli Spagnoli ad arretrare di nuovo oltre le trincee. Foto battaglia di Tornavento: gruppo di picchieriLe ore passavano ed i combattimenti proseguirono ininterrottamente fino all’ultimo raggio di sole.
Sarebbe difficile dire quante volte subimmo l’assalto nemico e quante lo respingemmo”, scrisse il Maresciallo di Créquy al suo re; “la lotta durò ben quindici ore senza interruzioni”.
Sfiniti dal caldo, la sete, la fatica, le ferite e le morti dei loro compagni, col favore delle tenebre, gli Spagnoli simularono “la posizione sul terreno con cinquecento legni piantati a mo’ di manichino insieme a molte torce accese a segnalare le loro trincee”, lasciarono sul campo ciò che avrebbe potuto ingombrarli e rallentare la loro ritirata e marciarono verso Castano Primo e poi Abbiategrasso con l’intento di riprendere la forze e riorganizzare le difese contro i nemici. L’indomani le truppe francesi e savoiarde, pronte a riprendere la battaglia, trovarono solo i morti, i bagagli e delle munizioni abbandonate. La considerarono una vittoria, perché erano riusciti a tenere la posizione, ma anche loro erano fiaccati e non si lanciarono all’inseguimento dei nemici: due giorni dopo ripiegarono oltre il Ticino per proseguire il fallimentare piano di conquista della Lombardia. Lasciavano dietro di sé migliaia di morti ed il ronzio delle mosche che sciamavano sui cadaveri.
Quasi quattro secoli dopo, ogni anno, l’ultima domenica di giugno, nell’ampio spiazzo erboso presso la “Dogana vecchia”, nel Centro Parco Ex Dogana Austroungarica di Lonate Pozzolo, nei pressi di Tornavento, decine e decine di figuranti in costume mettono in scena questa sanguinosa battaglia. Con passione ed impegno danno corpo ad un importante ma poco noto capitolo della nostra storia, sfilano di fronte alla folla venuta per assistere all’evento, prendono posto nel campo e si preparano a dar battaglia. Con loro ci sono anche popolani, frati e vivandaie. Una voce fuori campo descrive le fasi salienti ed i piccoli particolari che aiutano a meglio comprendere la situazione; il maresciallo di Créquy, con l’elegante cappello piumato, spesso si rivolge al pubblico, risvegliando l’interesse e l’attenzione dei bambini: uno dei più piccoli, indicandolo, lo ha riconosciuto come “il Capitan Uncino!”.foto battaglia di Tornavento: il maresciallo di Créquy Siamo in tanti ad assistere all’evento, qualcuno seduto sull’erba secca, molti in piedi con fotocamere, videocamere e cellulari puntati sulla scena: qualcuno ha dato fuoco alle polveri, il cannone degli Spagnoli ha sparato il primo colpo e la Battaglia di Tornavento ha avuto inizio.

Città Tornavento, frazione di Lonate Pozzolo

Provincia Varese

Regione Lombardia

Coordinate GPS 45.6000°N 8.6333°E

Come arrivare

In auto: da Milano. Autostrada A8, uscita Busto Arsizio, seguendo le indicazioni per Busto Arsizio/Aeroporto Malpensa. Continuare sulla Strada Statale SS336 e SS336dir per una ventina di chilometri. Uscire ad Oleggio-Busto A. Alla prima rotonda proseguire verso Oleggio; alla successiva mantenere la destra e seguire le indicazioni “Parco Ticino – Centro Parco ex Dogana Austroungarica”. Dopo circa 500 metri svoltare a sinistra prima del sottopasso in Via del Gregge: percorrere la strada sterrata fino al termine, dove è possibile sostare gratuitamente nel grande piazzale. Con i mezzi motorizzati non è possibile accedere da via De Amicis, dal centro della frazione Tornavento poiché la strada che da quel punto conduce al Centro Parco è riservata ai soli residenti.

In alternativa, dopo l’uscita Oleggio-Busta A., è possibile proseguire sulla Bustese fino al ponte sul Villoresi, girare a destra subito prima del ponte, costeggiare il canale finché possibile e lasciare l’auto per proseguire a piedi: il percorso nella natura non ha nessuna difficoltà tecnica, richiede solo scarpe comode.

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