Gli animali di Aquileia (UD)

Aquileia

Nel verde della pianura meridionale del comune di Udine, al di sopra dei cipressi, emerge il campanile della Basilica di Aquileia, il punto di riferimento per iniziare la visita ed indagare la storia di questa città antica, in parte perduta e ancora tutta da scoprire, che molto ha dato al mondo romano ed alla Cristianità.

Un’aquila volava alta nel cielo sorvolando i profondi solchi tracciati nella terra dall’aratro di un colono romano, spinto da due buoi parati a festa. Quel volo fu interpretato come buon auspicio e accolto con gioia: iniziava così la storia di Aquileia. Correva l’anno 181 prima di Cristo.
Lungo quei solchi furono edificate le possenti mura di cinta esterne, le quali si interrompevano là dove il vomere era stato estratto e l’aratro sollevato, in corrispondenza delle porte di accesso della città.
Oltre tremila uomini tra fanti, centurioni e cavalieri, con le loro famiglie al seguito, erano stati mandati a fondare una nuova città che fosse un avamposto militare in difesa dei crescenti confini di Roma. Poco più di un secolo dopo, da qui furono chiamate tre delle cinque legioni con le quali Giulio Cesare attraversò le Alpi per combattere contro gli Elvezi e da qui partirono tutte le campagne militari di conquista dei territori verso il Danubio. Le numerose vittorie portarono fama e ricchezza, accresciute da un commercio fiorente: dal porto fluviale partivano le imbarcazioni dirette a Grado, dove le merci venivano caricate su navi più grandi e adatte ad affrontare il mare Adriatico e quello Mediterraneo. Il porto aveva banchine di pietra d’Istria, era servito da strade sulle quali si affacciavano i magazzini; presto furono eretti palazzi pubblici, le terme, il foro circondati dai portici sotto i quali si trovavano le botteghe e sale pubbliche per il consiglio cittadino; crebbe il quartiere residenziale con le case pavimentate da bellissimi mosaici.Aquileia, scavi Ad Aquileia c’era perfino una zecca, che coniava le monete con l’effige dell’imperatore. In quella che Marziale definì “felix Aquileia” circolavano gioielli e monili di splendida fattura, d’oro, d’ambra ed altre pietre preziose; c’era abbondanza di ferro e bellissime ceramiche dipinte.
Poi, come le onde di un maremoto, feroci orde barbariche andarono ad infrangersi contro le sue mura: i Quadi, i Marcomanni e perfino l’esercito dell’imperatore Massimino il Trace. Barbaro di nascita, costui era una specie di gigante, alto più di due metri e quaranta e talmente forte da poter spostare un carro pieno di persone con la sola forza delle braccia muscolose; di lui si racconta che con un pugno fosse in grado di rompere i denti di un cavallo e che spesso bevesse un’anfora intera di vino in un giorno solo. Era stato proclamato imperatore dai suoi soldati e, dopo una lunga e vittoriosa campagna militare contro i popoli germanici, aveva deciso di varcare le Alpi per mettere a tacere il Senato romano che contestava il suo potere. La sua avanzata si fermò ad Aquileia: la pose sotto assedio per ben quattro mesi senza averne la meglio. Alla fine, stanchi delle troppe battaglie, i suoi soldati lo uccisero ed offrirono la sua testa su una picca in segno di pace.
Poi fu la volta dei Visigoti di Alarico, che per ben due volte invasero l’Italia settentrionale. Dopo di loro arrivarono gli Unni, guidati da Attila, il Flagello di Dio. Degli Unni si racconta che fossero brutti e deformi, con il viso scavato e deturpato da profonde cicatrici che impedivano la crescita della barba. Vestivano con pelli di topo, che non toglievano mai di dosso finché non erano ridotte a stracci immondi. Erano guerrieri nomadi, cavalieri eccezionali, capaci di stare a cavallo per giorni interi senza mai scenderne: a cavallo mangiavano, dormivano e riuscivano perfino ad espletare i loro bisogni corporali; frollavano la carne che mangiavano tenendola sotto la sella. Avevano un odore tale da spaventare perfino i cavalli degli altri popoli; a precederli non c’era solo la reputazione di combattenti crudeli e spietati come bestie feroci: c’era anche la loro puzza.
Quando si diffuse la voce che gli Unni stavano arrivando, molti Aquileiesi decisero di fuggire: ci fu chi si rifugiò a Grado e chi attraversò la laguna iniziando una nuova vita nelle isole che oggi conosciamo come Burano, Torcello e Venezia. Quelli che restarono cercarono di mettere in salvo i loro averi, nascondendoli sotto terra. Gli Unni cinsero d’assedio la città, che si difese a lungo e con coraggio.
Un giorno Attila vide una cicogna con il suo cicognino librarsi in volo dalle mura di Aquileia, abbandonando il nido: capì che la città era arrivata allo stremo, ormai affamata, e sferrò l’attacco finale. Era l’anno 452 dopo Cristo. Nelle mura si aprì una breccia e fu la fine: gli Aquileiesi superstiti furono uccisi o fatti schiavi; tutto fu distrutto ed incendiato e, secondo una leggenda, sulle ceneri della città Attila gettò del sale affinché non ricrescesse più nulla, neppure l’erba. Si narra che l’Unno cercò a lungo i preziosi che gli aquileiesi avevano nascosto sotto terra, ma invano. Dopo di lui molti altri si cimentarono nell’impresa; ancora oggi si narra delle misteriose gallerie scavate nel sottosuolo, che si estendono per chilometri, fino al castello di Manzano: un vero labirinto dove molti si sono persi nella ricerca del leggendario tesoro e dal quale molti non sono più tornati.foto colonne area archeologica di AquileiaDei fasti della “felix Aquileia” è rimasto quanto riportato alla luce dai numerosi scavi archeologici: sono ben visibili parte delle banchine del porto ormai interrato, qualche sepolcreto, le colonne del foro e le fondamenta delle antiche abitazioni con i loro mosaici, muti testimoni di una storia che è andata avanti ma un po’ più in là. Alzando gli occhi al cielo si scorge il campanile della Basilica patriarcale, a pianta quadrata, un’immagine familiare perché fu il modello per molti altri edifici successivi; risale all’XI secolo e fu costruito con i blocchi di marmo presi all’antico anfiteatro. È staccato dal corpo della Basilica di Aquileia, molto più antica, fondata all’inizio del IV secolo dopo Cristo, sotto l’impero di Costantino e più volte ampliata, restaurata e rimaneggiata nel corso dei secoli. È sopravvissuta alle devastazioni dei terremoti ed agli orrori delle numerose guerre, dalle invasioni barbariche fino ai conflitti mondiali. Visitarla è un’esperienza incredibile. foto interno Basilica di AquileiaL’assenza degli scranni e delle panche enfatizza lo spazio della navata centrale, fiancheggiata da eleganti colonne di marmo unite tra loro da archi a sesto acuto. Il soffitto ligneo è cinquecentesco, opera di carpentieri ed artisti veneziani, mentre il pavimento è uno spettacolo che tiene gli occhi incollati a sé: migliaia di tessere compongono il più grande, antico e bellissimo puzzle del mondo occidentale, un mosaico paleocristiano che ricopre oltre settecentocinquanta metri quadrati. Lì un gallo affronta una tartaruga, simbolo dell’eterna lotta tra il bene e il male; poco oltre, un giovane pastore porta una pecora sulle spalle; nei riquadri intorno a lui ci sono gli animali del creato, divisi negli elementi di terra, aria e acqua. Ci sono i ritratti della famiglia dell’imperatore Costantino e la rappresentazione delle quattro stagioni e della Vittoria alata, con la corona d’alloro e la palma. Qui, in un mare di pesci d’ogni specie e colore, Giona viene ingoiato e risputato da un mostro. Alzando lo sguardo, si incontrano i colori degli affreschi dell’abside, che raffigurano i martiri legati alla tradizione aquileiese schierati intorno alla Madonna, mentre, nella cripta, millenarie immagini narrano le origini del cristianesimo ad Aquileia: secondo la tradizione fu San Pietro ad inviare San Marco ad evangelizzare quest’antica colonia romana e fu questi che convertì Ermacora e lo consacrò primo Vescovo di Aquileia. Aquileia, criptaErmacora subì il martirio insieme al suo diacono Fortunato ed entrambi divennero Santi e dal 2001 sono i Patroni di tutto il Friuli Venezia Giulia.
Sono storie antiche, che testimoniano l’importanza che ha avuto Aquileia nel mondo Cristiano, mentre la ricchezza dei colori, dei materiali, dei reperti archeologici ed architettonici indicano ancora oggi l’importanza di cui essa ha goduto nel mondo romano. Per questi motivi nel 1998 Aquileia è stata inserita nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO; parte dell’antica città è ancora sepolta, forse intatta: silenziosamente, si prepara ad offrire nuove storie da raccontare.

Città Aquileia

Provincia Udine

Regione Friuli-Venezia Giulia

Coordinate GPS 45°46′N 13°22′E

Come arrivare

In auto: da Udine. Autostrada A23 Palmanova-Tarvisio in direzione Palmanova, proseguire entrando nell’autostrada A4 con uscita a Palmanova. Seguire la SR 352 via Julia fino ad una grande rotonda della quale prendere la prima uscita, seguendo le indicazioni per Aquileia fino a destinazione.

In treno: La stazione ferroviaria più comoda da raggiungere è quella di “Cervignano – Aquileia – Grado” sulla linea Venezia – Trieste, a 8 km da Aquileia. Da qui è possibile raggiungere Aquileia in taxi o in autobus.

In autobus: Aquileia è servita dalla SAF di Udine. Per orari e tariffe si faccia riferimento al sito: http://www.saf.ud.it/home.aspx.

Cosa visitare nei dintorni

– Grado (GO).
– il borgo rinascimentale di Palmanova (UD)

Per saperne di più

È possibile trovare tutte le informazioni relative ad Aquileia sul sito internet: http://aquileia.net/

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