L’Abbazia di Sesto al Reghena (PN)

Sesto al Reghena

Nel verde della bassa pianura friulana, il piccolo borgo di Sesto al Reghena incanta per la sua atmosfera serena e per il patrimonio artistico e culturale racchiuso nella sua abbazia.

Tre uomini ricchi, vestiti con tuniche colorate, un giorno andarono nel bosco a cavallo dei loro destrieri. Lì fecero un incontro che li riempì di orrore e sgomento: videro loro stessi da morti.
“Vuoi smettere di aver paura? Vieni a pregare”: è il significato del messaggio contenuto in un cartiglio tenuto da un frate; questo “spot pubblicitario” fu realizzato in un affresco trecentesco nel vestibolo dell’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis a Sesto al Reghena.
Alle nostre spalle, accanto alla porta di ingresso, San Michele tiene in mano un bilancino per pesare i meriti delle anime: quelle meritevoli saranno prese in braccio dagli angeli e portate in volo in Paradiso; quelle per le quali il piatto della bilancia pende dalla parte del male saranno punite in Inferno. Il diavolo giace sconfitto sotto i piedi dell’arcangelo ma con un bastone cerca ancora di alterare la bilancia e con essa il giudizio.
Nella parete di sinistra è rappresentato l’Inferno: povere anime nude, spesso costrette da serpenti, sono sottoposte ai castighi più svariati secondo la tradizione dantesca. Gli avidi sono immobilizzati su una panca mentre i diavoli versano dell’oro fuso nelle loro bocche aperte. Piove fuoco sui violenti contro Dio mentre alcuni peccatori vengono sbranati da quello che sembra un drago; altri sono ammassati in un calderone di pece bollente. Tra tutti, l’immagine di Lucifero è la più grande ed anche la più rovinata: si narra che i fedeli che si recavano a messa fossero soliti farla bersaglio di lanci di materiali vari in segno di spregio.
Nella parete di destra, una teoria di Santi e Beati è rivolta a Gesù ed assiste all’incoronazione della Madonna mentre gli angeli suonano e danzano a festa. Tra di loro, Abele ha un agnello in braccio, re David suona la cetra, Antonio Abate regge il tau, San Pietro tiene le chiavi del Paradiso, Sant’Agata porta i seni su un piatto e Santa Chiara veste un saio con un ramo d’ulivo intrecciato in vita. Fino a qualche tempo fa, la presenza di una donna senza aureola e con l’espressione estatica ha alimentato l’ipotesi che fosse dipinta anche la Maddalena innamorata e sposa di Gesù, così come descritto da alcuni vangeli apocrifi; i recenti lavori di restauro hanno reso visibili le corone luminose di tutti, confutando questa teoria romantica e suggestiva.
Sono ancora molte le storie narrate da questo splendido ciclo pittorico cinquecentesco affrescato nel vestibolo dell’abbazia benedettina di Santa Maria in Sylvis da Antonio da Firenze ma noi proseguiamo oltre, entrando all’interno della chiesa vera e propria. Un primo sguardo rivela uno spazio ampio, alti soffitti lignei, il presbiterio rialzato sopra una cripta ed un bel pavimento in stile veneziano. Tutte le pareti sono affrescate con eleganti motivi geometrici lungo le navate, mentre nell’abside le vite dei Santi Benedetto e Pietro ed un albero della vita molto particolare furono affrescati dalle stesse mani della scuola di Giotto che avevano realizzato la Cappella degli Scrovegni pochi anni prima.
Nella cripta, le reliquie di Santa Anastasia riposano in un’urna di marmo di origine greca, decorata con colonne, archetti, croci fiorite e piante scolpiti in stile longobardo nell’VIII secolo; in origine era un leggio per libri sacri, talmente bello e raffinato, che fu messo in orizzontale e riutilizzato come sarcofago.
Sesto al ReghenaAll’esterno, uscendo da una porticina laterale, il tracciato di antiche fondamenta racconta una storia iniziata nel 735, quando tre fratelli dell’aristocrazia longobarda, Erfo, Anto e Marco, costruirono una chiesa proprio qui, nei pressi dell’antica via di pellegrinaggio “Romea Strata”. Vivevano in un periodo di decadenza e cercarono risposte nella regola benedettina. Fecero voto di stabilità e miglioramento e nel tempo concessero la libertà agli schiavi, la chiesa divenne un’abbazia e le donarono tutti i loro beni.
Nel 771 il regno longobardo crollò sotto i colpi dei cavalieri di Carlo Magno; li vediamo ritratti negli affreschi duecenteschi della loggetta.
Circa un secolo dopo, nell’899, un’ondata di ungari portò morte e distruzione; l’abbazia fu rasa al suolo ma presto fu ricostruita, ingrandita, abbellita.
Dal XII secolo giunsero a Sesto artisti capaci di dipingere affreschi talmente belli da essere in grado di impressionare e colpire la fantasia degli osservatori moderni; arrivarono maestranze per fare grandi opere di fortificazione, costruendo mura e torri; il fiume Reghena si prestò a fossato. Ancora adesso, attraversando il ponte e varcando la porta di Torre Grimani, si ha l’impressione di entrare in un castello. Veglia su ogni cosa un orgoglioso leone marciano, al di sopra dello stemma nobiliare della famiglia veneziana dei Grimani e delle allegorie femminili del Buon Governo e della Serenissima, che governò questa parte del Friuli a partire dal 1420.
Sesto al ReghenaAl di là dell’arco ci accoglie un’elegante piazza circolare; la domina l’alta torre campanaria, in mattoni e a base quadrata; a destra c’è l’ex residenza abbaziale, oggi sede del Comune, riconoscibile dalla facciata rinascimentale con gli stemmi delle casate alle quali appartenevano gli Abati; accanto c’è l’entrata all’Abbazia, affiancata da una scalinata dal grande fascino ma difficilmente fotografabile. A sinistra c’è il trecentesco edificio della cancelleria, sede dell’applicazione della giustizia terrena, con carceri annesse.
Sesto al ReghenaAl di là del campanile, oltre un arco, si apre un bello spiazzo verde e ombroso, delimitato dal Reghena, placido e pescoso. Una passerella di legno ne costeggia la riva ed una panchina invita a fermarsi ad ascoltare il silenzio rotto dal frinire dei grilli ed ammirare i colori riflessi nell’acqua.
Proseguendo oltre, si gira intorno all’abbazia, patrimonio artistico e culturale italiano, al quale, nel 2001, è stato dedicato un francobollo da 800 Lire e che è entrata a pieno titolo tra i luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano.
Libellule azzurre volteggiano sul pelo dell’acqua ed una coppia di cigni nuota tranquilla più in là; restiamo ad osservarli ancora un momento prima di riattraversare il ponte e riprendere la nostra avventura: suggestivi percorsi pedonali e piste ciclabili immersi nel verde ci attendono.

Città Sesto al Reghena

Provincia Pordenone

Regione Friuli-Venezia Giulia

Coordinate GPS 45°51′N 12°49′E

Come arrivare

In auto: da Pordenone. Autostrada A28 Portogruaro-Conegliano in direzione sud fino all’uscita di Sesto al Reghena e seguire le indicazioni.

In treno: La stazione ferroviaria più comoda da raggiungere è quella di Udine. Da qui è possibile raggiungere Sesto al Reghena in autobus.

In autobus: Sesto al Reghena è servita dalla Società Autoservizi FVG di Udine. Per orari e tariffe si faccia riferimento al sito: www.saf.ud.it.

Cosa visitare nei dintorni

– Caorle (VE)
– Valvasone (PN)
– il borgo rinascimentale di Palmanova (UD)

Per saperne di più

È possibile trovare tutte le informazioni relative a Sesto al Reghena sul sito internet: https://www.turismofvg.it/Sesto-al-Reghena.

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2 Comments

    • Grazie Lorena! Ti confesso che l’ho scoperto per caso e per fortuna 🙂 .
      L’abbazia è un gioiello imperdibile ma anche il borgo ed i suoi dintorni offrono spunti molto piacevoli.

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