San Colombano si fermò a Bobbio (PC)

Bobbio

Posto lungo l’antica via degli Abati e a guardia della Via del Sale, Bobbio ha prosperato per la sua posizione strategica e l’importanza dell’Abbazia di San Colombano.

Il Trebbia è un fiume dall’andamento tortuoso, l’alveo esteso, il letto irregolare e le piene impreviste quanto irruenti. Anche quando il calore estivo ne abbassa il livello, ed i bagnanti ne approfittano per rinfrescarsi, la sua superficie opalescente è screziata da onde schiumose e piccoli gorghi.
A Bobbio è attraversato dal “Ponte Vecchio”, detto anche “Ponte Gobbo” o “del Diavolo”, uno dei ponti più antichi delle valli appenniniche, risalente all’epoca romana; è in pietra, lungo quasi trecento metri e composto da undici arcate irregolari. Il suo andamento gibboso ed atipico è frutto dei numerosi rimaneggiamenti causati dalle piene distruttive del fiume nel corso dei secoli ed è all’origine della leggenda secondo la quale sarebbe stato costruito dal diavolo in una sola notte, in cambio della prima anima che lo avesse attraversato. Vista la difficoltà dell’impresa, il diavolo avrebbe fatto ricorso all’aiuto di altri demoni, di grandezza diversa, ciascuno responsabile della costruzione di un’arcata. Si narra che San Colombano, che aveva accettato il patto, fece in modo che il primo ad attraversarlo fosse un vecchio cane malato. Il Diavolo, vistosi giocato e preso dall’ira, tirò un calcio al ponte, che da allora è pure storto. Tutta la sua aggraziata stranezza lo rende inconfondibile e gli conferisce un fascino molto speciale: per questo il “Ponte Vecchio” è considerato uno dei simboli di Bobbio, riconosciuto a livello internazionale. Percorrerlo, restando ai lati della banda centrale di ciottoli, è una bella esperienza, che svela il profilo della città un passo alla volta.
BobbioProprio davanti c’è il lato posteriore della concattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo, un edificio romanico dell’XI secolo successivamente ampliato ed abbellito. La sua semplice facciata a capanna è attorniata da una coppia di torri di altezza diversa: quella a sinistra è il campanile vero e proprio mentre quella di destra fu edificata più di un secolo dopo per collocarvi l’orologio. Si entra nel duomo scendendo alcuni gradini; sotto il soffitto dipinto di azzurro e oro come un cielo stellato, le decorazioni policrome del colonnato conducono lo sguardo verso il presbiterio, illuminato dalle scene dell’Assunzione della Vergine in cielo.
Poco più in là, il campanile della basilica di San Colombano indica il complesso abbaziale attorno al quale Bobbio si è sviluppata, mantenendo intatto il suo aspetto medievale e tanti scorci suggestivi.
BobbioEra l’anno 614, quando il Santo ricevette dai sovrani longobardi Agilulfo e Teodolinda il dono di un fazzoletto di terra dove poter fondare un nuovo monastero; si narra che la regina Teodolinda in persona salì in cima al monte Penice per mostrargli l’area; era una terra fertile, ricca di corsi d’acqua, pesce, sorgenti termali e saline. C’era una chiesetta diroccata dedicata a San Pietro e Colombano, aiutato da altri monaci al suo seguito, la restaurò e la ingrandì a poco a poco.
Come già era accaduto nelle altre comunità monastiche che aveva fondato in giro per l’Europa, Colombano impose il suo modello di vita, basato sul lavoro, la preghiera, la penitenza ma anche la pratica della lettura e scrittura quotidiane dei monaci per alimentarne lo spirito. Nello scriptorium dell’Abbazia furono copiati testi come il De Republica di Cicerone, le opere di Virgilio, le lettere di Seneca; la biblioteca, con i suoi oltre settecento volumi, era tra le più grandi dell’epoca; nelle colline nei dintorni di Bobbio erano allevate anche le pecore per produrre pergamene.
L’abbazia offriva cure mediche, istruzioni pratiche sui metodi di coltivazione ed aratura delle terre e protezione e, in breve, la comunità divenne il punto di riferimento dell’intera zona e si ingrandì tanto da dover spostare l’Abbazia. Adesso, un narcete, chiamato “Portico del Paradiso” abbellisce la facciata della chiesa semplice e d’effetto; basterebbe l’effetto lasciato dagli affreschi del colonnato e del soffitto all’interno a lasciare senza parole ma nella cripta, oltre alla tomba di San Colombano, c’è un bellissimo mosaico pavimentale che descrive un bestiario medievale ricco di mostri, scene bibliche ed il calendario dei mesi e dei mestieri.
Al posto della primitiva chiesetta dedicata a San Pietro, Corrado Malaspina fece costruire il mastio del suo castello trecentesco che, ancora oggi, domina l’abitato dall’alto di una collina. BobbioFu lungamente conteso tra la famiglia Dal Verme ed il potente Gian Galeazzo Sanseverino, capitano dell’esercito di Ludovico il Moro e suo genero. Secondo alcuni studiosi vi soggiornò per qualche tempo anche Leonardo da Vinci, amico del Sanseverino e della di lui sposa Bianca Maria Sforza. C’è chi sostiene che la ritrasse accanto ad una delle finestre più alte del castello, con il paesaggio bobbiese sullo sfondo: non solo le anse del Trebbia ed il marrone dei calanchi ma anche il Ponte Vecchio, dipinto appena sopra la spalla sinistra della modella, sarebbero riconoscibili nel quadro noto come “La Gioconda”.
Anche se i vetri delle finestre del Castello Malaspina – Dal Verme sono un po’ sporchi e non è facile individuare quella “vinciana”, lo sguardo spazia libero dai tetti di Bobbio alla Val Trebbia piacentina, con i suoi colori selvaggi e le montagne che fanno da sfondo.

Città Bobbio

Provincia Piacenza

Regione Emilia-Romagna

Coordinate GPS 44°46′17.4″N 9°23′11.04″E

Come arrivare

In auto: Da Piacenza. Seguire la Strada Statale 45 di Val di Trebbia in direzione sud-ovest per una quarantina di chilometri, fino a destinazione.

Cosa visitare nei dintorni

– Grazzano Visconti (PC)
– Varzi (PV)
– Zavattarello (PV)

Per saperne di più

Per maggiori informazioni su Bobbio è possibile consultare il sito internet http://www.comune.bobbio.pc.it .

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