Il Santuario di San Romedio e l’orso (TN)

In Trentino, nella verdissima Val di Non, arte, leggenda, spiritualità e natura si fondono nel Santuario di San Romedio e nel suo ricovero per orsi.

Si muove lentamente, ondeggiando il grosso posteriore. Il suo manto è scuro e la sua mole è imponente: dicono che pesi più di tre quintali. Bruno è un grande orso dei Carpazi, trasferito qui dal Parco Nazionale Abruzzese dopo aver passato tanti anni in cattività in un ambiente molto piccolo. Da più di dieci anni vive qui, nell’area faunistica del Santuario di San Romedio, in un recinto di circa un ettaro; non ha la libertà ma il suo tetto è il cielo ed ha qualcuno che si occupa di lui fornendogli cibo e cure. È abituato a ricevere le visite di bambini, pellegrini e turisti che lo filmano e lo fotografano come fosse una star. Molti lo considerano la mascotte, altri un povero recluso. Prima di lui altri orsi sono stati ospitati qui, come Jurka, catturata nel 2007 per le scorribande fatte nella Val di Non e dintorni, o Cleo e Cora, due sorelline che qui sono nate nel 1996 ed ora vivono Parco Faunistico di Spormaggiore.
La tradizione fu inizia da Gian Giacomo Gallarati Scotti, oggi ricordato come “il Conte amico degli orsi”, che per anni investì tempo e risorse per studiare i plantigradi alpini ed impedirne l’estinzione. Fu così che nel 1958 il conte salvò dalla morte Charlie, un vecchio orso ormai cieco, che aveva lavorato in un circo; il conte lo comprò e lo donò al Santuario di San Romedio, dove l’animale sarebbe stato ben accolto per via di un’antica leggenda che lo lega al Santo. Non è infatti un caso se San Romedio è raffigurato come un eremita anziano e scalzo, con una lunga barca bianca, un saio ed un lungo bastone da pellegrino, accompagnato da un grande orso mansueto che da lui si lascia perfino cavalcare. La leggenda narra che un giorno il Santo decise di recarsi a Trento per far visita al suo amico il Vescovo Vigilio, che era in punto di morte. Un orso famelico sbranò il suo cavallo ma il Santo non si perse d’animo e mise le briglie e la sella al plantigrado che, docilmente, lo lasciò fare e lo portò a destinazione. Per questo l’orso compare anche negli affreschi del santuario che narrano la vita di Romedio.Foto particolare interno del Santuario di San RomedioEra un uomo vissuto nel IV secolo, l’erede della nobile e ricca famiglia che possedeva il castello di Thaur, vicino a Innsbruck, del quale ormai sono rimasti solo i ruderi. Non si sa quando il giovane Romedio iniziò a domandarsi quale sia il vero senso della vita ma, alla morte dei genitori, donò tutti i suoi averi alla Chiesa affinché si prendesse cura dei poveri e partì alla ricerca di risposte da dare alla sua anima inquieta, percorrendo il lungo pellegrinaggio che lo portò fino a Roma. Passo dopo passo Romedio iniziò a trovare le risposte dentro di sé. Non fece mai più ritorno al villaggio nativo, ma si ritirò in eremitaggio in una grotta di un solitario sperone di roccia calcarea alto più di settanta metri, non lontano dal villaggio trentino di Sanzeno, nella bellissima Val di Non. Come un San Francesco ante litteram, visse in povertà, a contatto con la natura che tanto amava e che tanta pace e meraviglia sapeva donare al suo cuore. Era un uomo carismatico, che con la Fede e l’esperienza era diventato solare e forte al punto da infondere conforto e pace a coloro che andavano da lui in cerca di una cura dell’anima o del corpo. Ben presto si diffusero le notizie di guarigioni miracolose. Alla sua morte fu sepolto in cima alla rupe dove aveva vissuto per tanti anni e la sua tomba divenne luogo di pellegrinaggio; con le pietre portate fin lassù dai primi pellegrini nell’ XI secolo fu costruita la cappella che ancora oggi custodisce le sue reliquie, gettando le basi per il futuro santuario.
Con il passare degli anni, l’una sopra le altre, furono erette tre piccole chiesette, due cappelle e sette edicole della Passione, tutte unite insieme in un incredibile complesso monumentale di tetti spioventi e strutture sovrapposte che sembrano arrampicarsi, sviluppandosi in verticale, in una forma architettonica assolutamente unica in Europa. Sono collegate da una scenografica scalinata di centotrentuno gradini, in parte coperta, che sale su fino alla tomba del Santo. A partire dal XV secolo le pareti lungo la scalinata furono ricoperte da bellissimi e preziosi ex-voto, testimonianze delle grazie ricevute e dell’affetto e la fiducia che i fedeli provano nei confronti del Santo. In una delle cappelle ci sono degli affreschi raffiguranti una Madonna col Bambino, che risalgono all’XI secolo e sono tra i più antichi di tutta la Val di Non. Il cortile rinascimentale ospita un convento francescano dal 1950, mentre la facciata esterna del complesso è un bell’esempio di architettura settecentesca.
I lavori di restauro terminati nel 2014 hanno riportato alla luce tutta la bellezza dei tesori artistici custoditi dal santuario, un luogo in cui arte, leggenda e spiritualità si fondono.
È un peccato arrivare fin qui senza aver percorso il sentiero panoramico che, in una cinquantina di minuti, parte dal Museo Retico di Sanzeno, attraversa un bel meleto e si sviluppa tra passerelle di legno e un camminamento scavato nella roccia, protetto ma a strapiombo su una gola profonda e selvaggia, lungo il tracciato di un canale irriguo ottocentesco. È lungo poco più di due chilometri e mezzo, è pianeggiante e assolutamente facile da percorrere facendo attenzione a non urtare la testa. È una semplice passeggiata emozionante, che regala scorci belli e suggestivi.Foto percorso per arrivare al Santuario di San RomedioAncora più bello ma molto più impegnativo è il Cammino di San Romedio, inaugurato nel 2014, che parte da Thaur, in Tirolo e prosegue in Alto Adige fino in Trentino, al Santuario di San Romedio. Si sviluppa su un percorso lungo centoottanta chilometri, con un dislivello complessivo di novemilaseicento metri, collaudato e ben segnalato. È composto da dodici tappe giornaliere che toccano dolci valli e città storiche, imponenti valichi e dorsi di montagna. Attraversa le Alpi toccando i duemilasettecento metri, là dove le nuvole si rincorrono nel cielo più terso e la luce è più limpida; là dove la fatica della salita è ripagata dalla bellezza mozzafiato di un paesaggio selvaggio ed indomabile. Quanta serenità può donare una bellezza così assoluta ed incontaminata? Nella fatica del cammino superiamo dure salite tra rocce e conifere e lunghe discese tra frutteti e vigneti, incontriamo noi stessi ed i nostri limiti.
Nell’intensità di un’esperienza così vera seguiamo i primi passi che guidarono il giovane Romedio nel suo percorso verso la pace interiore, la gioia e la Santità. Fu il cammino stesso a dare un senso al suo viaggio. Noi verso cosa stiamo andando?

Città Coredo

Provincia Trento

Regione Trentino-Alto Adige

Coordinate GPS 46°22′08.47″N 11°06′22.86″E

Come arrivare

A piedi: il sentiero nella roccia parte dal museo retico di Sanzeno, è lungo circa 2,5km per una durata di 45′ circa. Non ha difficoltà tecniche, è pianeggiante, panoramico e protetto nei punti a strapiombo. Lungo il sentiero non ci sono fontane.

In auto: c’è una strada asfaltata che collega il Santuario alla piazza di Sanzeno ed è lunga circa 3 km. Da Trento: prendere la tangenziale ovest, via SS 12 in direzione nord. Immettersi nella SP 235 seguendo le indicazioni per la Val di Non e proseguire dritto immettendosi nella SS 43 e seguendo le indicazioni per Sanzeno. L’intero percorso è di circa una quarantina di chilometri.

In autobus: nei mesi di luglio e agosto è allestito un servizio navetta che collega il Santuario a Sanzeno.

Cosa visitare nei dintorni

– sentiero Sanzenp – San Romedio
– Museo Retico
– Fondo ed il Canyon del Rio Sass

Per saperne di più

È possibile trovare molte informazioni sul Santuario di San Romedio sul sito internet: https://www.santuariosanromedio.it/.

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