Il tesoro di Celleno (VT)

Celleno

A pochi chilometri da Viterbo, l’impegno e la passione dei volontari della Pro Loco di Celleno hanno trasformato un borgo fantasma in un gioiello da scoprire.

La bellezza di Celleno è qualcosa che non ti aspetti. Di paesi fantasma in Italia ce ne sono tanti, cumuli di ruderi e sterpaglie abbandonati e dimenticati. Celleno non è così: gli sforzi del Comune e dei volontari della Pro Loco la tengono viva e le danno voce per raccontare la sua storia.
Recentemente ha ospitato i sopralluoghi dei cacciatori di fantasmi della EPAS ed è stata scelta come location per alcune scene della serie TV “Luna Nera” distribuita da Netflix. Vi si organizzano manifestazioni come la “Festa delle Ciliegie” a giugno e “La notte dell’Arpia” a luglio.
Celleno è adagiata sulla sommità di un pianoro tufaceo che emerge dalla Valle del Tevere; salendo lungo la Via del Ponte, sinuosa e scenografica, il paesaggio si mostra, un passo alla volta, verde e sconfinato.
CellenoOltrepassato l’arco di Porta Vecchia, entriamo nella bella piazza del Comune, ampia, pulita e pavimentata di sanpietrini. Vi si affacciano palazzi di pregio, la ex chiesa giubilare, seicentesca, dedicata a San Carlo ed il castello Orsini, con l’ampio portone chiuso oltre un ponte in muratura. Le feritoie, che trapuntano l’austera facciata, e la profondità del fossato lo fanno sembrare invincibile.
Una lapide segna quello che era l’ufficio “POSTE e TELEGRAFI”: ne è rimasta solo una parete fatiscente con una finestra aperta sul nulla ed una vecchia bicicletta appoggiata; sul davanzale sono disposti alcuni oggetti per raccontare che qui era svolto il servizio di telefono pubblico e, quando arrivava una chiamata per un abitante di Celleno, le impiegate andavano ad avvisarlo a casa, pedalando veloci.
Poco oltre, il campanile romanico della chiesa di San Donato sembra un’imperitura sentinella; l’orologio civico ha una sola lancetta, ferma alle dodici.
Ci affacciamo al portone aperto della chiesa parrocchiale, dedicata al Patrono. Il suo interno era a tre navate, in stile neoclassico; sono rimasti solo il portale, qualche arco e degli stucchi intonacati che il tempo sta scolorendo. Il pavimento è completamente ricoperto d’erba e cespugli di fiori gialli, che donano a questo scorcio un tocco di selvaggia poesia.
Chiesa di San Donato di CellenoDa qui, una passerella di legno ci accompagna lungo un pendio erboso e panoramico, dove tre pecore brucano incuranti del nostro passaggio. Della Piazza Piazzarella, del Belvedere con la balaustra sorretta da colonnine di pietra, del cinema, la sala da ballo, la casa delle maestre e di tanti altri cellinesi che componevano la contrada “le Ripe” è rimasto solo il ricordo: frane, smottamenti e terremoti hanno progressivamente sgretolato la base su cui poggia il paese, creando problemi di stabilità. Il terremoto del 14 ottobre 1941 causò molti crolli ed accelerò lo spopolamento di Celleno, iniziato un decennio prima in favore di una vita meno dura. Infine, il Decreto Einaudi numero 1746 del 1951 sul trasferimento di abitati minacciati da frane, impose anche agli ultimi rimasti di lasciare Celleno definitivamente e gli edifici miracolosamente ancora in piedi furono fatti saltare, risparmiando solo quelli architettonicamente più pregevoli ed alcuni stallazzi.
Pecore a CellenoÈ in uno di questi che incontriamo Gina, una giovane asinella dagli occhi dolci, e Piero, uno dei volontari della Pro Loco, che con cortesia e passione ci accompagna a scoprire la parte più intima di Celleno.
In una grotta, il mantice sembra pronto a ravvivare il fuoco della fucina del fabbro; alle pareti sono appesi gli attrezzi agricoli appena forgiati o riparati. Accanto c’è la bottega del pane, con il forno capiente scavato nella roccia; sulla stadera e sulla bilancia ci sono pagnotte pronte ad essere vendute; sulla scrivania è aperto un registro, pronto ad essere vergato da una penna d’oca che attende nel calamaio.
Ci sono anche la cucina ed il piccolo museo delle memorie della vita quotidiana e contadina, allestiti minuziosamente con oggetti generosamente donati dagli abitanti di Celleno.
Poco lontano dal castello Orsini, una porticina permette l’accesso ad un butto, un pozzo profondo scavato nel tufo, usato come immondezzaio privato durante il medioevo e fino al XV secolo. Fu scoperto per caso, durante i lavori di restauro della rocca, grazie ai rumori causati da alcuni tombaroli che si stavano azzuffando per il bottino.
Butto di CellenoNei secoli, vi venivano gettati avanzi di cibo e vasellame rotto, che per gli studiosi dell’Università della Tuscia si sono dimostrati una miniera di informazioni su alimentazione, commercio e stile di vita attraverso le varie epoche. Alcune ciotole, boccali e stoviglie decorate, recuperate e mirabilmente restaurate, sono orgogliosamente esposte nel museo delle maioliche antiche di Celleno.
Altri scavi hanno portato alla luce preziose testimonianze di un antico insediamento etrusco.
Chissà quali altre ricchezze sono nascoste a Celleno e nei suoi sotterranei; si narra perfino di un tesoro leggendario, appartenuto a Giovanni Gatti, erede di una importante famiglia viterbese e podestà di Celleno, che fu catturato e torturato perché ne rivelasse il nascondiglio. Per volere di papa Alessandro VI Borgia, tutti i suoi beni furono confiscati e fu ucciso nella piazza del Comune, di fronte al castello che era stato la sua dimora. Era il 27 maggio 1496.
Si narra che il suo spirito, consapevole di essere Signore e fantasma del borgo, si aggiri ancora per le vie di Celleno, “a seguire il colore del cielo, le voci tra i vicoli, il tuono della terra, il silenzio”.

Città Celleno

Provincia Viterbo

Regione Lazio

Coordinate GPS 42°33′39″N 12°08′14″E

Come arrivare

In auto: da Viterbo. Il borgo fantasma di Celleno dista da Viterbo circa 18 Km. Seguire la strada Teverina SP5 fino a destinazione. Non è possibile parcheggiare all’interno del borgo fantasma; si può lasciare la macchina nella Piazza del Mercato, che si trova proprio sotto le mura ma solo quando consentito; altrimenti è necessario lasciare l’auto a Celleno Nuova e da lì prendere la navetta.

In autobus: Celleno Nuova è servita  delle linee COTRAL. Per informazioni su costi e orari si può consultare il sito: http://www.cotralspa.it/. Il borgo fantasma di Celleno dista da Celleno Nuova poco meno di 2 KM.

Cosa visitare nei dintorni

Viterbo (VT)
– il sito archeologico di Ferento (VT)
Civita di Bagnoregio (VT)

Per saperne di più

È possibile trovare molte informazioni utili su Celleno:
– nel sito istituzionale del Comune: https://comune.celleno.vt.it/menu/283096/citta
– sul sito internet: https://ilborgofantasmadicelleno.it/.

Celleno è stata uno dei set della serie televisiva “Luna Nera” del 2020, basata sulla trilogia di romanzi “Le città perdute” di Tiziana Triana. Se vuoi riscoprire le location dei film che hai visto al cinema o in tv, potrebbero interessarti anche gli articoli raccolti nella sezione:
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Celleno è uno dei borghi fantasma più belli da vedere. Se vuoi conoscerne altri, potrebbero interessarti anche gli articoli raccolti nella sezione:
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Il castello Orsini, un tempo dimora del podestà Giovanni Gatti, non è visitabile. Nel 1973 fu acquistato dal pittore Enrico Castellani e da allora è proprietà privata. Se ti affascinano i castelli e le storie che vi gravitano attorno, potrebbero interessarti anche gli articoli raccolti nella sezione:
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