I diminutivi di Camagna (AL)

Cos’hanno in comune una bella cupola, una pietra leggendaria ed un animale misterioso? A Camagna, nel verde Monferrato, tra storia e leggende si troverà la risposta.

[…] durante tutta la mia vita breve ho la coscienza di aver fatto del bene non solo nella forma ristretta di aiutare il prossimo, ma dando tutto me stesso, tutte le mie forze, benché modeste, lottando senza tregua per la Grande e Santa Causa della liberazione dell’Umanità oppressa”. Così scrisse Eusebio Giambone alla moglie dalla sua cella nel Carcere Giudiziario di Torino, poche ore prima di morire. Era l’inizio di aprile del 1944 e sapeva che di lì a poco sarebbe stato giustiziato perché colpevole di essere un combattente antifascista; non era spaventato ma solo dispiaciuto per il dolore che la sua morte avrebbe causato alla moglie ed alla figlia Gisella. Eusebio Giambone era calmo e tale restò di fronte al plotone di esecuzione. Era tranquillo, forte della consapevolezza dell’importanza che avevano avuto le sue azioni: “Essi credono con le nostre condanne di arrestare il corso della storia; si sbagliano! Nulla arresterà il trionfo del nostro Ideale”.
Luminosa figura di combattente per la libertà, alla sua memora fu conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare.
Eusebio Giambone era un figlio del piccolo borgo di Camagna, che ancora lo ricorda: a lui fu dedicata la “via Martire Giambone” e la casa dove nacque nel 1903 ne riporta una lapide; l’edificio è vecchio e disabitato da tempo ma esiste il progetto di restaurarlo e farne un museo dedicato alla Resistenza.
foto Via Martire Giambone di CamagnaCamagna è un piccolo borgo millenario, le cui origini sono andate perdute; sorge su un colle la cui sommità è occupata dalla chiesa parrocchiale e da un castello medievale che non c’è più: ne conservano memoria solo il toponimo di “via Rocca” e vecchi documenti che raccontano di una grossa torre di avvistamento a base quadrata che ne proteggeva il lato settentrionale. Apparteneva a feudatari di una casata forse estinta da secoli e forse crollò. Un imponente muro intonacato di giallo ed un cancello nascondono ciò che è stato costruito al suo posto ma vale lo stesso la pena di andare fin lì, per meglio apprezzare i particolari delle case in tufo e mattoni, tipiche della zona, e per godersi la vastità del paesaggio che spazia sul Basso Monferrato fino alle Alpi.
La chiesa parrocchiale, dedicata al Patrono Sant’Eusebio, ha un’elegante facciata in mattoni rossi ed è un punto di riferimento non solo per Camagna ma anche per altri piccoli centri del Monferrato qui attorno: costruita in posizione dominante sulla sommità di un colle, è visibile anche da lontano e la sua cupola ottocentesca ha una forma inconfondibile: fu disegnata da Crescentino Caselli, allievo del celebre architetto al quale dobbiamo la cupola della basilica di San Gaudenzio a Novara e la Mole Antonelliana. Gli abitanti di Camagna la chiamano con affetto la “Pupuleta” e si dice che tutti abbiano contribuito alla sua costruzione: i ricchi con i soldi ed i contadini con i carri o gli animali da traino per trasportare mattoni e tegole dalle fornaci vicine e la sabbia e la ghiaia dal Po.
foto interno cupola di CamagnaIl sagrato della chiesa è anche una terrazza panoramica bellissima: davanti a noi si apre un mare verde di colline punteggiate dai piccoli gruppi di tetti rossi dei piccoli borghi che vi si adagiano seguendone dolcemente i pendii; il verde dei boschi sfuma tra vigneti e campi coltivati che d’estate si contornano di spighe d’avena e papaveri rossi. L’armonia e l’equilibrio del paesaggio ha contribuito ad inserire questa zona nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO: è il “Monferrato degli Infernot”, quel mondo di tradizioni ed attività vitivinicole capace di produrre vini tra i più buoni del mondo. Si narra che i nobili Gonzaga facessero venire da qui il Barbera ed il Grignolino che conservavano nella cantina del loro castello di Casale. Anche a Camagna i contadini scavarono degli infernot nelle loro cantine, a colpi di piccone nel tufo: lo facevano in inverno, quando non dovevano lavorare nei campi, e scavavano cunicoli sempre più profondi e bui, al punto che potevano arrivare fin sotto la strada. Lo facevano per meglio conservare il cibo e far invecchiare il vino al fresco. Alcuni sono visitabili e con l’occasione si possono fare assaggi ed acquistare i prodotti della zona. Sono facili da trovare: alcuni sono addirittura pubblicizzati e segnalati come attrazioni turistiche; per raggiungerli basta una breve passeggiata lungo le strade in pendenza, talvolta colorate da ricche fioriere curate. Piccoli particolari e scorci poetici si alternano durante la breve passeggiata che porta alla fine del paese; poi, lungo un muro di pietra che disegna un’ampia curva, torna ad apparire il paesaggio del Monferrato in tutta la sua bellezza: è la “Culieta”, uno dei murales più lunghi e più belli d’Italia. Sapienti pennellate di colore danno forma a campi di papaveri e spighe che spaziano nel verde ondulato delle colline qui attorno. Ci sono case, borghi, vita e tutto l’amore per questa terra dalla bellezza dolce ed armoniosa. L’autrice è Silvana Berra che l’ha dipinto con l’aiuto del marito Renzo Rossino e di Giovanni Cappa; l’opera fu dipinta nel 1992 ed il titolo è preso dal nome di una grande pietra leggendaria in grado di prevedere le condizioni meteorologiche. Si narra che i contadini andassero apposta a toccarla perché, se l’avessero trovata umida, il giorno dopo avrebbe piovuto e quindi avrebbero dovuto mettere il fieno al coperto; diversamente ci sarebbe stato bel tempo e quindi avrebbero potuto dedicarsi alle normali occupazioni ed i carrettieri avrebbero potuto mettersi in viaggio. La “Culieta” è andata perduta ma l’opera che porta il suo nome è in bella vista sulla strada proveniente da Casale.
foto dettaglio murales Culieta di CamagnaDi qui passa la bestieta, una gara podistica lungo un percorso di dieci chilometri su strada e sterrato. Tra lunghe discese e faticose salite, parte da Camagna e qui fa ritorno, non prima di aver attraversato tratti di campagna e splendidi vigneti.
Pare che “bestieta” fosse il modo canzonatorio con cui i Camagnesi venivano chiamati dagli abitanti dei paesi vicini. Si narra che un gruppo di contadini fosse andato per boschi e, vedendo muoversi tra le foglie qualcosa che li spaventò, corsero via urlando “Bestieta! Bestieta!”
È così che una cupola bellissima e molto amata, una pietra leggendaria ed un animale misterioso, detti in dialetto con il diminutivo, diventano la “pupuleta”, la “culieta” e la “bestieta”, i simboli con i quali Camagna si racconta.

Città Camagna

Provincia Alessandria

Regione Piemonte

Coordinate GPS 45°01′07″N 8°25′51″E

Come arrivare

In auto: Camagna di trova nel Monferrato, a pochi chilometri da Casale, a circa 1 ora di auto da Milano, Torino e Genova. Da Milano: seguire l’autostrada A4 in direzione Torino; all’altezza di Biandrate entrare nella A26 in direzione Alessandria e proseguire fino all’uscita Casale M. sud. Proseguire in direzione di Casale fino a trovare la segnaletica per Camagna.

Hits: 343

Condividi

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*