La vita nella necropoli dei Monterozzi (VT)

Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia

Nei pressi della città medievale e moderna di Tarquinia, la necropoli dei Monterozzi costituisce uno dei complessi archeologici più straordinari dell’intera area mediterranea per la presenza di centinaia di tombe dipinte. Per questo è stata inserita nel 2004 nella lista dei monumenti dichiarati dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”.

Sembrano piccole case in muratura, prive di finestre, con il tetto di tegole che scende da un lato fino al suolo. Alcune hanno un “monterozzo” di terra alle spalle.
Ce ne sono una ventina, collegate da una stradina bianca che serpeggia tra ulivi solitari e panchine.
Entriamo: ci accoglie un ambiente scuro ed un po’ umido, con una scaletta ripida che scende all’interno di un corridoio scavato nel macco, la locale roccia calcarea, fino ad una porta a vetro chiusa. Un grosso pulsante permette di accendere una luce a tempo e scorgere la stanza celata al di là.
Siamo a Tarquinia, nella necropoli etrusca dei Monterozzi, che prende il nome dai tumuli che affiorano in superficie in corrispondenza delle tombe. Anticamente erano svettanti calotte di terra costruite per proteggere le strutture funerarie e per aumentarne la monumentalità.
Nei secoli la maggioranza dei tumuli è stata completamente spianata dai lavori agricoli, rendendo più difficile l’individuazione delle camere mortuarie. Alcune furono scoperte casualmente già nel XV secolo ma furono di nuovo interrate per meglio conservare le decorazioni; di alcune è stata persa l’ubicazione.
Se ne conoscono più di seimila, tutte ipogee, delle quali circa duecento sono dipinte; di queste una cinquantina sono accessibili. Quelle attualmente aperte al pubblico sono ventidue, concentrate nel settore occidentale del colle, in località Calvario. Perfino Michelangelo venne a visitarle e sembra che si sia ispirato all’immagine di Aita, dio etrusco dell’Averno, dipinta nella tomba “L’Orco II” per un disegno preparatorio per la Cappella Sistina, conservato a Firenze presso l’archivio Buonarroti.
Le casette in muratura sono dei manufatti moderni indispensabili per impedire alle acque piovane di penetrare, attraverso il dromos, all’interno delle camere mortuarie. Nel 1927, quando D. H. Lawrence venne a visitare la necropoli, al loro posto c’erano piccole baracche di mattoni “a forma di abbaino” che si confondevano nell’“incolta vastità del maggese”.
Tarquinia, necropoli dei Monterozzi, paesaggio esternoLe porte a vetri sono barriere trasparenti che isolano i sepolcri, proteggendoli dagli sbalzi di temperatura ed umidità che ne danneggerebbero i dipinti. Non c’erano, ai tempi della visita dello scrittore che, nel suo lavoro intitolato “Etruscan Places”, raccontò come, seguendo una guida alla luce di una lampada ad acetilene, scese i “ripidi gradini […] in uno stretto tunnel buio” ed entrò “in una stanzetta scavata nella roccia, una piccola cella nuda […] Man mano che ci abituiamo al cambiamento di luce e la lampada illumina sempre meglio, incominciamo a vedere i dipinti sulle pareti.
Premuti contro il vetro, cerchiamo di cogliere quanti più dettagli possibile; un cartello all’entrata della casetta ci ha spiegato come interpretare le decorazioni e l’architettura, l’anno di realizzazione e quello di ritrovamento della tomba ma non ci ha preparato all’emozione che suscitano queste immagini, dipinte più di duemilacinquecento anni fa ma ancora così piene di vita, ricche di colori vivaci e di particolari.
Massimo Pallottino, padre dell’etruscologia, definì questi dipinti “il primo capitolo della storia della pittura italiana” ma, oltre che una espressione artistica, ciascuno di essi è quasi una fotografia che ritrae dettagliatamente gli usi ed i costumi delle ricche famiglie aristocratiche dell’epoca. Osservandoli attentamente, possiamo scoprire cosa andava di moda nel V secolo a.C. in termini di vestiario, calzature ed acconciature e con quanta allegria gli etruschi celebravano gli aspetti più belli della vita sociale, quotidiana e rituale come banchetti, cortei, danze, giochi e gare atletiche.
Tarquinia, Necropoli dei MonterozziCome se magicamente si fosse aperta una finestra nel tempo, ci troviamo a guardare alcuni atleti mentre praticano il lancio del disco, del giavellotto ed il pugilato ed alcuni musicisti intenti a suonare strumenti come la cetra, il flauto doppio e la siringa, detta anche “flauto di Pan”. Le donne aristocratiche avevano la pelle chiara, mentre gli uomini sono “dipinti quasi sempre in rosso scuro, il colore di molti italiani quando prendono il sole”. Le giovani coppie banchettavano distese su letti triclinari, servite da schiavi nudi.
Gli Etruschi conoscevano non solo gli animali comuni come cavalli, cervi, uccelli e pesci ma anche quelli esotici, come le pantere sacre al dio Dioniso, i leoni africani ed i cammelli provenienti dall’Asia Centrale.
Avevano un senso della morale e del pudore diverso dal nostro: sulla parete sinistra della “Tomba dei giocolieri” è tranquillamente raffigurato un uomo che defeca e su quelle laterali della “Tomba della fustigazione” sono rappresentate scene esplicite di sesso a tre.
Per loro la vita e la morte andavano vissute con pienezza: “come all’aperto, fuori dai sepolcri, i vivi celebravano i morti, così nell’oltretomba erano i morti stessi a far festa con donne che offrivano ghirlande e schiavi che mescevano vino. E siccome la vita terrena era così bella, quella dell’aldilà non poteva che esserne una continuazione”.
Vi è nelle raffigurazioni etrusche qualcosa di fatato”: a Tarquinia, nella necropoli dei Monterozzi, quella magia è ancora viva e rimane impressa nella fantasia di chi la coglie.

Città Tarquinia, Necropoli dei Monterozzi

Provincia Viterbo

Regione Lazio

Coordinate GPS 42°15′01.6″N 11°46′11.5″E

Come arrivare

In auto:
– Da Roma/Civitavechia: prendere l’autostrada fino a Civitavecchia e la Statale Aurelia (90 km).
– Da Grosseto: Strada Statale Aurelia in direzione sud (90 km).
– Da Viterbo: via Vetralla – Monte Romano oppure via Tuscania; in entrambi i casi non più di 45 km.

In treno: Tarquinia si trova sul tratto ferroviario Roma – Ventimiglia.

In autobus: Tarquinia è servita dagli autobus della Cotral, Per informazioni su percorsi, orari e costi è possibile consultare il sito internet https://www.cotralspa.it/.

Cosa visitare nei dintorni

– Il borgo medievale di Tarquinia (VT)
– La Riserva Naturale delle saline di Tarquinia (VT)
Viterbo (VT)
– Vitorchiano (VT)

Per saperne di più

Il sito ufficiale della necropoli dei Monterozzi di Tarquinia è: https://necropoliditarquinia.it/

“Le tombe dipinte della Necropoli di Tarquinia, fonte eccezionale di conoscenza della vita, dei costumi e delle credenze religiose degli Etruschi, rappresentano la più straordinaria testimonianza della pittura antica conservataci nell’ambito delle culture fiorite in età storica sulle sponde del Mediterraneo”. Con questa motivazione, la Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia, nel 2004, è stata inserita nella lista dei Patrimoni UNESCO.
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Le citazioni sono tratte da “Etruscan Places”, scritto da D. H. Lawrence e pubblicato postumo nel 1932. Se vuoi vedere con i tuoi occhi le ambientazione dei saggi e romanzi che potresti aver letto, non perderti gli articoli raccolti in questa sezione:
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Il 20 febbraio 1975 la Repubblica di San Marino ha emesso una serie filatelica dedicata alla “Pittura Etrusca”, composta da quattro francobolli. Quello con valore facciale di 20 L. ha come soggetto dei musicisti  dipinti nella “Tomba dei Leopardi” della necropoli dei Monterozzi di Tarquinia:
Francobolli pittura etrusca dalla necropoli dei Monterozzi di Tarquinia
L’8 luglio 1998 ed il 28 gennaio 1999 la Repubblica Italiana ha emesso una serie filatelica dedicata alle “Donne nell’arte”, composta da cinque francobolli. Quello con valore facciale di 100 L. – 0,05 € ha come soggetto la “Fanciulla Velca”  dipinta nella “Tomba dell’Orco” della necropoli dei Monterozzi di Tarquinia:
fanciulla etrusca velca in lirefanciulla etrusca velca

 

 

 

 

 

 

 

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