L’eremo di Santa Caterina del Sasso e le sue leggende (VA)

Una perla del Lago Maggiore, avvolta da misteri e leggende sul suo fondatore. 

Sembrano infiniti gli oltre duecentocinquanta gradini che dal parcheggio scendono verso il complesso dell’eremo di Santa Caterina del Sasso ma, quando lo sguardo incontra l’azzurro spettacolo del Lago Maggiore e il verde delle isole borromee che spaziano all’orizzonte, la fatica viene dimenticata e risplende l’entusiasmo della scoperta. L’eremo si trova su un costone roccioso a strapiombo sul lago e su questo si affaccia direttamente come un balcone. Arrivarci in prossimità del tramonto, quando le slanciate colonne di granito del porticato del convento meridionale si tingono di una delicata sfumatura rosa, è un’esperienza che lascia senza fiato.
Proseguiamo e arriviamo al cortile dove si trova un torchio risalente al 1759 usato dai frati per spremere l’uva e le olive per preparare olio, vino e liquori. Sul cortile si affaccia il “conventino”, con il suo porticato di archi gotici, decorato da affreschi ispirati alla Danza Macabra e dipinto appena sotto le finestre del primo piano. Di fronte c’è la chiesa, il cuore dell’eremo, con un portico cinquecentesco formato da quattro archi a tutto sesto e la facciata che, scandita da piccole finestre, riporta ancora le tracce di affreschi che ritraggono il martirio di santa Caterina d’Alessandria. Alla sua sinistra vi è il campanile trecentesco a pianta quadrata, posto a strapiombo sul lago, alto quindici metri compresa la croce.

Entriamo nella chiesa e lasciamoci stupire dalla sua struttura davvero singolare, frutto della fusione di tre diverse cappelle che erano originariamente distinte e sorte in epoche differenti. Una di queste, la cappella di Santa Maria Nova, fu costruita nel 1270 quale ex voto offerto dall’aristocrazia di Ispra dopo che la zona fu liberata dalle scorribande di lupi affamati. In un’altra riposa la salma del beato Alberto Besozzi di Arolo. Si narra che fosse un abile mercante e ricco usuraio, un uomo scaltro e fortunato al punto che in paese si mormorava avesse fatto un patto col diavolo: la propria anima in cambio di enormi tesori e ricchezze. Un giorno il Besozzi era nella sua barca di ritorno dal mercato di Arona quando fu colto da una tempesta: le onde erano alte e sballottavano violentemente la barca a tal punto che egli, temendo per la propria vita, si mise a pregare e fece voto a Santa Caterina di Alessandria che, se avesse avuto salva la vita, si sarebbe ritirato in solitudine e avrebbe dedicato alla penitenza il resto dei suoi giorni. Fu così che approdò sano e salvo ad una grotta posta su un’alta rupe presso l’abitato di Leggiuno dove, fedele al voto prestato, trascorse in eremitaggio il resto della sua vita.
Secondi alcuni le sue preghiere riuscirono a debellare perfino la peste del 1195 che si era abbattuta sul paese: ritiratosi in preghiera, dopo otto giorni ottenne la grazia e consigliò di costruire una cappella dedicata a Santa Caterina. La cappella è visibile ancora oggi in fondo alla chiesa e ivi riposa quasi ininterrottamente il Besozzi da dopo la sua morte avvenuta nel 1205. Agli inizi degli anni settanta, quando la chiesa era chiusa per problemi strutturali, qualcuno cercò di trafugarne le spoglie, che furono però successivamente trovate fuori della porta dell’ingresso dell’eremo, insieme al teschio. A quei tempi l’eremo era in condizione di semi-abbandono, così come appare in alcune scene del film “La stanza del vescovo” di Dino Risi nel 1977; i lavori di restauro e consolidamento necessari per salvare la struttura e permetterne la riapertura durarono un decennio.
Prendiamoci ancora un po’ di tempo per godere dell’atmosfera di pace e tranquillità. Solo cinquantuno metri di dislivello ci separano dal traffico della strada provinciale, ma qui sembra di essere in un altro mondo, dove l’orizzonte è l’azzurro del lago, abbracciato dalle cime delle montagne.

Torniamo lentamente sui nostri passi: all’inizio del complesso c’è un piccolo negozio dove sono venduti olio, vino e liquori, ceramiche, libri, tisane, candele, oggetti di culto come piccoli rosari e santini. Sono i prodotti preparati dai monaci e legati alla vita ed al complesso monastico. Poco più in là sono in vendita dei sassi tondi dipinti a mano che raffigurano l’eremo. Sono molto belli. Un frate gentile racconterà che quei sassi sono stati raccolti lì in ricordo dei cinque enormi massi che agli inizi del settecento precipitarono sulla chiesa. Come per miracolo questi restarono impigliati nella volta di una cappella e quindi la frana non fece grossi danni. Lì rimasero sospesi per quasi due secoli, fino al 1910.

Città Leggiuno

Provincia Varese

Regione Lombardia

Coordinate GPS 45°52′37″N 8°35′50″E

Come arrivare

In auto: da Milano. Autostrada A8, al bivio per Varese tenere la sinistra lungo la E62 e proseguire fino all’uscita Sesto Calende – Vergiate. Entrare nella SS33 Strada del Sempione, immettersi nella SS629 e proseguire in direzione Laveno Mombello. All’altezza di Leggiuno un cartello marrone segnala la svolta a sinistra per arrivare all’eremo, dove è presente un ampio parcheggio gratuito.

In battello: da Stresa. Per orari e tariffe si faccia riferimento al sito:
http://www.navigazionelaghi.it/ita/m_crociere1.asp?ID=27

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