Il Ponte di Calatrava (VE)

La Maledizione del ponte di Calatrava, il quarto ponte sul Canal Grande di Venezia vissuta nel cuore, con gli occhi, sulle gambe e con la testa.

Penso sia difficile per un Veneziano avvicinarsi al ponte di Calatrava senza provare un senso di diffidente e astiosa perplessità: abituata all’elegante bellezza del Ponte di Rialto e all’ingegnosa semplicità del ponte dell’Accademia, dopo aver percorso per più di vent’anni il ponte degli Scalzi per andare da Piazzale Roma alla Stazione e viceversa, non posso non chiedermi che senso abbia questo quarto ponte sul Canal Grande. Forse la comodità, forse il tentativo di dare un segnale di modernità in una città considerata immutabile o forse altre questioni che sono al di fuori del mio giudizio.
Capisco che non tutti siano abituati a “dare di gambe”, salire i numerosi gradini a passo svelto, incuranti di pesi e ingombri. Il ponte di Calatrava riduce la distanza ed i gradini da affrontare per passare da una parte all’altra del Canal Grande e da uno all’altro dei maggiori snodi di collegamento con la “terraferma”. Inoltre riduce i tempi di spostamento per chi va di fretta, laddove i vaporetti sempre carichi rendono difficoltoso anche solo “far traghetto”. Inoltre l’alzata dei gradini è tale da rendere meno faticoso il passo ai turisti carichi di bagagli o ai veneziani appesantiti dai carrelli della spesa riempiti nei centri commerciali dove tutto costa meno e trascinati a forza per le calli e su per i ponti della città. Quegli stessi gradini però possono diventare infidi, resi scivolosi dall’umidità e dalla pioggia: sono realizzati in vetro, un materiale elegante ma poco pratico in termini di “camminabilità” e resistenza. Il continuo calpestio di migliaia di piedi, carrelli e trolley lo sbecca, lo rompe e rende necessaria una costante e onerosa manutenzione. Oltre a ciò in tanti, abituati al ritmico cadenzare dei gradini di ponti e scale, qui inciampano perché il passo varia a tradimento e il piede distratto non trova l’appoggio. Le cadute sono tanto frequenti che già poco dopo l’apertura del ponte, avvenuta l’11 settembre 2008, fu istituito il Comitato “Vittime di Calatrava”.
La forma è elegante e flessuosa, una linea essenziale e dinamica che vuole attraversare un paesaggio senza tempo e farne parte nonostante la propria spiccata modernità.foto ponte di Calatrava visto da sottoI parapetti in vetro permettono di includere il panorama veneziano nel ponte stesso ed il ponte nel panorama con giochi di trasparenze ma richiedono continua pulizia.Il ponte di Calatrava è stato pensato per essere un’opera d’arte, una gemma da incastonare nel gioiello prezioso che è Venezia ma nel farlo ci si è dimenticati che avrebbe dovuto essere anche e soprattutto un’opera usabile e da vivere. Ci si è dimenticati che i gradini, per quanto bassi, restano comunque una barriera architettonica per i portatori di handicap e non è stata pensata neppure una passerella: è stata realizzata solo successivamente una costosissima ed inefficiente ovovia che ha sempre funzionato male e già si vorrebbe smantellare.foto ponte di Calatrava visto da sopraNon ci si può dimenticare, invece, che la realizzazione di questo ponte è stata costellata di “gravissimi errori” sia nella parte progettuale che in quella esecutiva, che hanno dilatato i tempi di realizzazione da due a quasi sei anni . Non si può dimenticare che la realizzazione di questo ponte aveva dei costi stimati in 6,7 milioni di euro alla gara d’appalto ma questi sono lievitati fino a raddoppiare causando il fallimento di alcune aziende che hanno partecipato al finanziamento della sua realizzazione. Si parla della “maledizione del quarto ponte”, mentre i costi della continua manutenzione della bella opera, fatta per essere ammirata ma non per durare, continuano a gravare sui portafogli dei veneziani che quel ponte non l’hanno mai voluto. In pochi sanno che è stato battezzato “Ponte della Costituzione” e che la realizzazione di un ponte proprio in questo punto era già stata progettata nel 1557 dall’ingegnere chioggiotto Cristoforo Sabbadino in un documento che si propone come piano regolatore ante litteram del territorio. Ormai in tanti sanno della “Maledizione di Calatrava” che grava su numerose opere dell’”archistar” catalano sparse per il mondo e accumunate da problemi pratici ed economici: bellissime opere di vetro e acciaio, completate con anni di ritardo, costi di realizzazione raddoppiati e costi di manutenzione fuori controllo. Ne è un esempio la Città delle Arti e delle Scienze di Valencia, che visitai qualche anno fa e già dava segni di degrado con padiglioni chiusi al pubblico per riparare infiltrazioni e cedimenti. Ne è un esempio il Sundial Bridge che attraversa il fiume Sacramento a Redding in California: bellissima struttura in cristallo completata nel 2004 sotto un mare di polemiche, con un ritardo di tre anni e un costo di 23,5 milioni di dollari, contro i tre inizialmente stanziati. Ne è un esempio il Zubizuri, il ponte pedonale di Bilbao, localmente conosciuto per la superficie di cristallo, bella ma molto scivolosa a causa del clima umido della città. Sembra essere il gemello perfetto di questo ponte veneziano: entrambi figli dello stesso padre, i due ponti sono tristemente accomunati dalle cadute degli utenti che li attraversano e le continue e costose riparazioni della pavimentazione. Una svista in fase di progettazione? Una dimenticanza nonostante l’esperienza pregressa?
Penso che la bellezza di una struttura non dovrebbe essere più importante dell’incolumità di chi la usa; penso che un’opera architettonica non possa essere considerata al pari di un’opera d’arte a se stante.
Ancora oggi quando attraverso il “quarto ponte” mi viene in mente che è quello “maledetto” e faccio attenzione ad ogni passo. Dalla sua cima godo di uno splendido panorama sul Canal Grande che per molto tempo è stato inedito e che ancora oggi trovo meraviglioso; la bella cupola verde rame della chiesa di San Simeone Piccolo sembra in posa per farsi fotografare. Anche da qui il continuo andirivieni di barche, gondole e vaporetti ipnotizza con il suo fascino insolito.foto Canal Grande visto dal ponte di CalatravaVenezia è una città che affonda le sue radici in tempi lontani, avvolti da misteri, antiche leggende e storie di magia, superstizione e fantasmi. Le maledizioni fanno intrinsecamente parte del suo lato oscuro. Questa, però, a mio parere, avrebbe potuto risparmiarsela.

Città Venezia

Provincia Venezia

Regione Veneto

Coordinate GPS 45°26′19.71″N 12°19′8.87″E

Come arrivare

In auto: Venezia è facilmente raggiungibile con l’auto attraverso i collegamenti autostradali (A4 da Trieste e da Torino, A27 da Belluno, A13 da Bologna) e stradali (SS.309 Romea dalla costa Adriatica, SS.14 da Trieste, SS.13 da Treviso, SS.11 da Padova). Una volta giunti in prossimità della laguna si imbocca il Ponte della Libertà che collega in senso letterale la terraferma a Venezia. Le indicazioni per Venezia portano a Piazzale Roma, il punto più estremo a cui si può accedere con la macchina. Qui è necessario parcheggiare la propria vettura. L’alternativa è il grande parcheggio all’isola del Tronchetto, raggiungibile svoltando a destra dopo aver percorso il ponte translagunare. Dal Tronchetto si arriva a Venezia in pochissimi minuti, con il vaporetto o con il nuovissimo People Mover, che fa servizio di navetta fino a Piazzale Roma. Un’altra possibilità è quella di lasciare l’auto a Mestre – sia presso i parcheggi ubicati vicino all’ingresso del Ponte della Libertà che vicino alla Stazione Ferroviaria di Mestre – e raggiungere Venezia con i mezzi pubblici, sia autobus che treno.

In treno: Fermata Venezia Santa Lucia, poi proseguire a piedi o in vaporetto

In vaporetto: fermate Piazzale Roma o Ferrovia.

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